18. La maledizione di Velden

Si trovava ancora una volta nel Palazzo del Potere, ma questa volta sentiva che la situazione era ancora più grave. Come prima cosa non l’avevano neanche bendata, si erano limitati a farla entrare a spintoni e se non erano interessati al fatto che lei potesse guardarsi liberamente intorno o erano particolarmente fuori controllo dalla rabbia oppure sapevano che lei da lì non sarebbe mai uscita viva. Seconda cosa, il Presidente se ne stava in piedi dietro alle sue spalle, immobile e in silenzio, ma si poteva benissimo avvertire impazienza e frustrazione nell’aria. Forse le mosse di Jibrīl per impedirgli di cacciare gli angeli da Velden e di prendere quindi il Potere Assoluto stavano funzionando. Magari questo lo stava mandando su tutte le furie. Ma lei che c’entrava? Perché la tenevano lì?
« Abbiamo scoperto che l’angelo Jibrīl è a capo di una rivolta verso il Nuovo Comando e verso di me in prima persona »
Andò subito dritto al punto l’uomo, ma la ragazza non era intenzionata a farsi prendere dal panico, così lui continuò:
« E lei, signorina Morgana, vorrebbe farci credere che non ne sa niente? Eppure vi vedete tutti i pomeriggi, siete “intimi” se così vogliamo dire, e davvero pretende che io creda che non abbiate mai parlato di un argomento così importante? »
« Signor Presidente, io ho fatto quello che mi ha ordinato lei, sono diventata amica dell’angelo Jibrīl per riuscire a scoprire qualcosa, ma non mi ha mai parlato di guerre o di segreti, glielo posso assicurare… »
« Ah sì? Vorrebbe dirmi che lei gli ha chiesto esplicitamente dell’argomento e lui ha negato qualsiasi coinvolgimento? »
« Sì, Signor Presidente, è così. E lei lo sa che gli angeli non mentono »
« E’ vero, gli angeli non mentono… ma le streghe sì! »
E pronunciando questa frase lapidaria con il vuoto nello sguardo, ordinò ai Sottoposti di portarla immediatamente in cortile.
« Streghe? Che significa streghe? Io non sono una strega! Che volete farmi? »
Iniziò ad urlare Morgana angosciata, cercando di scappare dagli uomini che la spingevano verso la porta che dava sul giardino interno. Appena vide il fuoco ardere in mezzo al cortile si rispose da sola, con terrore: aveva letto diversi libri che parlavano di questo, volevano ucciderla sul rogo come facevano con le streghe. Ma perché? Lei non era una strega! Cosa c’avrebbero guadagnato? Anche se fosse stata dalla parte di Jibrīl, e loro questo non potevano saperlo con certezza, che vantaggio avrebbero avuto a torturarla ed ucciderla? Volevano che fosse un esempio per tutti coloro che intendevano ostacolarli?
La fecero inginocchiare accanto alla catasta di legna ardente, con la testa china, mentre il Presidente continuava a chiederle cosa sapesse. Morire la spaventava, certo che la spaventava, ogni cellula del suo corpo e ogni recondito angolo della sua mente era terrorizzato da questo pensiero, ma non avrebbe tradito il suo angelo, non avrebbe mai detto niente contro di lui e questo l’uomo lo capì subito:
« Preferisce morire che parlare? Sacrificherebbe la sua vita per quella di un angelo? Come può essere umana se non ha rispetto ed interesse per la vita! »
« Io non voglio morire! »
Gridò la ragazza paralizzata dalla paura, le lacrime iniziarono a scendere piano sul viso.
« E allora chiamalo! Chiama il tuo angelo, fallo venire qua a salvarti! »
Disse l’uomo perdendo completamente la pazienza e la diplomatica ipocrisia, ma con un’espressione diabolicamente divertita e compiaciuta. A quel punto a Morgana fu chiaro quello che stava succedendo: era una trappola, il Presidente non aveva nessun interesse nei suoi confronti, ciò che voleva era solo catturare Jibrīl e sperava che minacciando di morte lei si sarebbe precipitato a salvarla.
« Non posso… non posso chiamarlo… non saprei come farlo neanche se volessi… »
« Certo, certo che puoi! »
Perseverò con decisione l’uomo, afferrandola per i capelli con violenza, facendole girare la testa all’indietro e andando a prendere il ciondolo nascosto nel suo vestito. Ma come faceva a sapere della sua esistenza? Nessuno lo sapeva.

« Kari, che ci fai qui? Ti prego, ti prego aiutami Kari! »
Supplicò Morgana scorgendo da lontano la sua amica che si era andata a mettere vicina ai Sottoposti, silenziosa ed impassibile. E non riusciva davvero a capire per quale motivo fosse lì in quel momento, per quale motivo non sembrasse minimamente interessata ad aiutarla.
Poi le venne in mente all’improvviso che un giorno Kari aveva visto sbucare dal suo vestito il piccolo ciondolo viola, lei cercò di rimetterlo al suo posto con un gesto fulmineo, ma l’amica se ne accorse e così le chiese da dove arrivasse. Morgana mentì, dicendo di averlo trovato un pomeriggio al pascolo, in mezzo al prato, ma l’altra non ci credette ed insistette per sapere la verità, allora lei provò a dirgliene almeno metà per poter finalmente archiviare il discorso, ovvero che era un piccolo pensiero di Jibrīl. Però poi era finita lì, Kari non poteva sapere in nessun modo che quello fosse un richiamo angelico, eppure il Presidente lo sapeva e osservando i loro sguardi complici era più che evidente che fosse stata proprio Kari a dirglielo. E come poteva saperlo lei? Che ne sapeva lei di angeli?
Nessuno sapeva del ciondolo, tranne lei.

« Avanti chiamalo! »
Le urlò in faccia l’uomo, strattonandola per i vestiti e alla risposta negativa della ragazza fece seguire un poderoso schiaffo che la fece cadere a terra. A quel punto Kari si avvicinò a Morgana, della quale ormai era più che evidente non interessasse niente, le strappò il ciondolo dal collo e le sussurrò con tono di superiorità:
« Sai, non sei l’unica a poter chiamare il tuo caro angioletto… tranquilla, ci penso io! »
E rise, di una risata malvagia e ostentata.
« Kari, ti prego, non farlo. Gli faranno del male, ti prego, ti scongiuro, non farlo! »
La implorò con tutta la disperazione del momento: non le interessava sapere perché l’avesse tradita, perché si fosse finta amica, non le importava sapere da quanto tempo andava avanti tutto ciò e se le avesse mai voluto bene davvero. L’unica cosa che contava per lei in quell’istante era che non succedesse niente a Jibrīl e il fatto di non poter far niente per impedirlo la stava distruggendo.
Ma Kari non rispose, neanche la degnò di uno sguardo. Si allontanò di qualche passo, allungò la mano col ciondolo verso il cielo e chiudendo gli occhi, iniziò a recitare dei versi simili ad una preghiera, ma in una lingua che Morgana non aveva mai sentito. E non era quella angelica, di questo ne era sicura. Chi era Kari, in realtà?
Sperò per un attimo che l’angelo si rendesse conto che non era lei a chiamarlo e che immaginasse della trappola, in fondo era una creatura molto intelligente, non si sarebbe fatto fregare così. La flebile speranza durò poco, perché lo avvertì arrivare in volo da lontano e si sentì morire dentro. Ma in fondo se lo aspettava, sapeva che non l’avrebbe mai abbandonata al suo destino e per questo si sentiva in colpa.
« Jibrīl, è una trappola, vattene, ti prego! »
Gridò la ragazza con tutto il fiato che aveva in corpo, ma Kari le assestò un calcio nella pancia, obbligandola ad accasciarsi a terra per il dolore e infierì, con disprezzo:
« Sei davvero disposta a morire per salvare un angelo? Sei sempre stata una povera stupida, ma non avrei mai creduto fino a questo punto! Cosa pensi di ottenere? Ti ha solo sfruttata, come ti ho sfruttata io. Tutti ti sfruttano e non te ne sei mai accorta… sei così ingenua che non c’è neanche gusto! »
« Lasciala in pace! »
Le intimò Jibrīl appena atterrato vicino a loro, cercando di avvicinarsi a Kari per fargliela pagare, ma si rese subito conto che i suoi piedi non riuscivano a staccarsi da terra, qualche tipo di magia lo teneva incatenato.
Il Presidente si mise a ridere in modo sguaiato:
« Avresti dovuto ascoltare la tua amica umana, non saresti dovuto venire, lei te lo ha detto che era una trappola, ma tu… che volevi fare tu? Salvarla, per caso? E adesso siete spacciati entrambi! »
E continuò a ridere, guardandolo fisso negli occhi.
« La ragazza non ti serve, ora sono qui, era me che volevi, lasciala andare »
Rispose Jibrīl cercando di rimanere calmo e concentrato, ma il Presidente non era dello stesso avviso:
« Oh, e invece ti sbagli di nuovo, la ragazza mi serve eccome! »
E fece un cenno a Kari che andò a prendere Morgana per i capelli, facendola alzare da terra e avvicinandola al fuoco.
« Vedi, caro Jibrīl, tu adesso sei intrappolato in un cerchio, se provi anche solo a fare un passo ti ritroverai immediatamente trasformato in una statua di pietra. Non lo trovi divertente? Io sì, tantissimo! »
E rise di nuovo.
« Qualsiasi cosa succeda non farlo Jibrīl , non muoverti, ti prego »
Sussurrò Morgana piangendo, ma l’unica cosa che ottenne fu quella di essere spinta ancora più vicino al fuoco da Kari, che aggiunse con un’espressione disgustata:
« Siete schifosamente teneri, entrambi morireste l’uno per l’altra… sto per vomitare! »
Ma da dove arrivava tutto questo odio? Si chiese Morgana alzando lo sguardo verso quella che una volta aveva creduto essere la sua più grande amica e solo allora, quasi per caso, lo notò: il Presidente teneva il tomo nascosto dentro una sacca sotto la mantella, era sicuramente grazie alla magia che conteneva se riusciva ad intrappolare Jibrīl e non gli permetteva di chiedere aiuto ai suoi amici angeli. Se fosse riuscita a distruggerlo forse lui avrebbe potuto usare i propri poteri e così sarebbero stati salvi, ma come?
Tutto le fu immediatamente chiaro quando il Presidente si avvicinò all’angelo tirando fuori un’arma, probabilmente in grado di ucciderlo, con l’intenzione di fargli confessare tutto ciò che sapeva. Cercò di racimolare le poche forze che le rimanevano, spinse lontano Kari liberandosi dalla sua morsa e si buttò su Jibrīl, abbracciandolo forte come per proteggerlo.
« Cosa stai facendo, stupida umana! »
Le gridò l’angelo interdetto, cercando di allontanarla con le braccia. Ma lei gli spiegò tutto con il pensiero, mentre continuava a stringerlo forte, suscitando ancora di più il disprezzo di Kari e l’ilarità del Presidente, che ignoravano totalmente il loro modo di comunicare senza parlare:
« Fidati di me. Ho visto il tomo e da qua posso riuscire ad afferrarlo e distruggerlo nel fuoco, ma tu devi stare completamente immobile o ti trasformerai in una statua »
« Non se ne parla assolutamente, è troppo pericoloso. Morgana, non fare stupidaggini… »
La ragazza prese il volto dell’angelo fra le sue mani e gli lasciò un delicatissimo bacio sulle labbra, poi gli sussurrò solamente:
« …Abbi fede »
L’angelo non fece in tempo a dire altro, perché la ragazza si voltò di scatto, sfilò il tomo dalla sacca del Presidente che si era lasciato trovare impreparato e corse versò il falò per buttarcelo dentro. Contro ogni previsione ci riuscì, quel maledetto libro stava bruciando, l’unica magia contro gli angeli se ne stava tornando da dove era venuta. Le creature che tanto amava erano salve.
Questo stava pensando Morgana, quando si voltò indietro soddisfatta cercando lo sguardo di Jibrīl, ma trovando invece quello furibondo del Presidente che le stava correndo incontro con l’intenzione di spingerla dentro al fuoco, come lei aveva appena fatto col suo importantissimo libro. Aveva ancora il sorriso sulle labbra quando vide Jibrīl cercare di scaraventare lontano il Presidente per salvarla e trasformarsi così, atrocemente, in una statua di pietra. E fu con il terrore negli occhi e la morte nel cuore che sentì l’uomo afferrarla per un braccio e trascinarla con sé nel grande falò.

I sottoposti avevano assistito alla scena increduli, non avevano avuto neanche il tempo di reagire. Guardarono Kari con sgomento: adesso che il Presidente era morto era lei al comando. Ormai senza il tomo e la sua magia, rimandare gli angeli in Paradiso non sarebbe stato più possibile e alla nuova Presidentessa questo proprio non andava giù. Non avrebbe mai avuto il Potere Assoluto. Non sarebbe mai diventata la Regina del Mondo Antico! E tutto per colpa di una stupida ragazzina che si era innamorata di un angelo!
Una cosa era certa, non si sarebbe accontentata della misera fine che i due innamorati avevano fatto quel giorno, la loro punizione sarebbe durata in eterno. Così utilizzò tutte le sue conoscenze da strega, lei che lo era davvero, per maledire il loro amore: la ragazza si sarebbe reincarnata vita dopo vita, fino a quando non avesse ricordato la propria condanna, l’angelo invece sarebbe rimasto bloccato dentro alla statua fino al momento in cui la ragazza si sarebbe innamorata nuovamente della sua anima, libera di vagare per il mondo umano.

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