17. La partita è iniziata

Morgana si andò a sedere sotto il grande albero, sulla sommità della collina. A differenza degli altri giorni non si era portata il libro a tenerle compagnia, alle donne l’istruzione era proibita e non voleva che i Sottoposti che la stavano seguendo venissero a sapere che lei non rispettava la Legge, che sapeva leggere, che non era così stupida come voleva far credere, che mentiva e che non c’era quindi da fidarsi di lei. Essere creduta una pastorella sempliciotta poteva sicuramente avere dei vantaggi. Così se ne rimaneva lì ad osservare i suoi cavalli, impassibile fuori, ma in tempesta dentro.
« Eccomi »
« Eccoti! »
Sorrisero. E per un attimo la tempesta si placò, era arrivato il suo raggio di sole.
« Ti va di guardare un po’ le nuvole? »
Chiese Jibrīl con voce calma e confortante, come se non stesse succedendo niente, come se non fossero in pericolo e non ci fossero due persone senza scrupoli nascoste in attesa di vederli fare un passo falso. La ragazza non capiva questo atteggiamento e per un attimo lo trovò persino irritante, ma decise di fidarsi, annuì sorridendo nel modo più naturale possibile e si sdraiò sul prato. Lui la raggiunse, si distese lentamente vicino a lei e appoggiò la mano accanto alla sua in modo che non si potesse vedere da lontano. Morgana finalmente capì quale fosse il piano e si sentì un po’ sciocca per aver dubitato.
« E’ l’unico modo che abbiamo per poter comunicare senza essere ascoltati da quei due laggiù, non possono vederci bene e non possono sapere cosa stiamo facendo davvero »
Si giustificò l’angelo, sussurrando nella mente della ragazza grazie ai propri poteri e lei gli restituì uno sguardo rassicurante e rassicurato al tempo stesso.
« Se stiamo così vicini però penseranno che ci sia qualcosa fra noi, non un normale rapporto fra umano e angelo insomma. Io gli ho raccontato solo che ogni tanto parliamo perché ti sono grata per aver salvato Sunrise quel giorno… »
« Meglio che pensino che ci sia qualcosa fra noi, che pensino che abbiamo complottato e stiamo ancora complottando contro di loro, no? E se ci fosse davvero del tenero fra noi di sicuro non lo diresti apertamente a nessuno, è quindi una bugia credibile »
« Sì, questo è vero… »
Morgana si stupì del fatto che Jibrīl conoscesse l’espressione “esserci del tenero”, da quando la frequentava aveva imparato molte più cose lui sugli esseri umani che lei sugli angeli, nonostante le mille domande con cui lo aveva tempestato.
« Non ti ho mai mentito, questa è la prima cosa che vorrei tu sapessi »
Il tono di Jibrīl aveva una vena di risentita tristezza e così la ragazza fece subito per giustificarsi, ma poi si rese conto che stavano comunicando tramite il pensiero, quindi lui già sapeva tutto ciò che le passava per la testa e per questo voleva che lei fosse consapevole che era inutile sentirsi in colpa per i dubbi avuti.
« Non so come siano venuti a sapere delle mie mosse, forse qualche angelo non è stato abbastanza cauto, ma non c’è nessuna guerra ancora, su questo devi stare tranquilla. Sanno benissimo quanto tu ci tenga a me e volevano fare leva su questo per metterci contro, per farti cadere nella loro trappola, per farti dire o fare qualcosa, ma non hanno niente di concreto contro di noi. Dobbiamo solo mantenere la calma e non fare stupidaggini »
« Ma quindi non ci sarà nessuna guerra, vero? »
I secondi di assordante silenzio che seguirono questa semplice domanda le fecero sentire gli occhi inumidirsi per la paura e fingere che tutto stesse andando bene adesso stava diventando difficile.
« Stiamo facendo tutto il necessario affinché non succeda, questo te lo posso garantire »
« Tu e chi altri? »
« Questo non posso dirtelo, Morgana, non sarebbe sicuro per te e neanche per loro. Ma siamo in tanti e nessuno di noi vuole una guerra con gli umani, stiamo usando tutte le nostre conoscenze e i nostri poteri per evitarla, nonostante il Presidente e il Nuovo Comando abbiano ormai avviato il loro piano per eliminare gli angeli da Velden… »
« Eliminare gli angeli? »
Il panico adesso aveva preso il sopravvento sui suoi pensieri, Jibrīl le sorrise per rincuorarla, ma con poco successo. Tanto valeva raccontarle tutto, magari se avesse saputo avrebbe potuto comprendere.
« La guerra fra angeli ed umani è solo un pretesto, lo scopo di tutto questo è farci tornare da dove siamo venuti. Vogliono che il popolo ci veda come una minaccia, vogliono mettercelo contro, in modo da prendere il completo controllo del Potere per riuscire a fare ciò che vogliono.
Sono secoli che impediamo agli umani corrotti e crudeli di fare del male agli onesti e agli innocenti e per questo hanno cercato un modo per allontanarci dai loro progetti malefici. L’umanità è fondamentalmente debole e stupida e questa cosa non ci ha mai preoccupato più di tanto. Ma sbagliavamo, l’abbiamo sottovalutata… »
Adesso era l’angelo a sentirsi in colpa, poteva sentirlo fin nel profondo, così istintivamente Morgana rivolse il palmo della mano verso l’alto e strinse forte quella di Jibrīl, incoraggiandolo a continuare.
« Prima che nascessi tu, arrivò a Velden una figura losca ed inquietante, il popolo non poteva saperlo, ma quello era un pericoloso demone. Il compito di noi angeli è principalmente quello di proteggere gli umani anche e soprattutto da esseri così spregevoli, dunque lo rimandammo all’Inferno immediatamente. Ci siamo limitati a fare il nostro dovere, pensavamo che tutto si fosse risolto, ma quello che non potevamo immaginare è che quel mostro fosse stato evocato dal Presidente in persona che, in cambio della propria anima e di quella dei propri Sottoposti, chiese al demone un modo per ottenere il Potere Assoluto. Voleva diventare il Re del Mondo Antico.
Prima che riuscissimo a ricacciarla negli Inferi, questa creatura malvagia purtroppo fece in tempo a consegnare all’uomo un tomo che conteneva le risposte a tutte le sue domande , la via per tutti i suoi sporchi desideri, l’unica magia esistente contro di noi. Però non fece in tempo a spiegargli come andasse usato ed è per tale motivo che solo ora questo libro è diventato una minaccia. Adesso il Presidente in qualche modo sa come usarlo »
« Quel… libro? »
« Sì, proprio quel libro. Ho dovuto conoscere nei minimi dettagli cosa contenesse, per riuscire a controbattere la magia che racchiude e adesso ti sarà anche chiaro perché agli angeli non è consentito toccarlo, mentre agli umani sì »
« Certo, ha tutto più senso ora. E ce l’hai fatta a trovare una soluzione a ciò che è scritto nel libro? »
« Ci stiamo lavorando. Pensavamo di avere più tempo, ma il Presidente ha iniziato a muovere le sue pedine e quindi noi dovremo pensare a come muovere le nostre di conseguenza.
Ma tu cerca di stare tranquilla, loro non verranno mai a sapere che tu mi hai aiutato a prendere il libro, non conoscono ciò di cui siamo capaci. Magari in qualche modo hanno capito che gli angeli ne sono a conoscenza e forse è pure un bene, inizieranno ad avere paura e potrebbero fare qualche mossa azzardata, rendendoci il compito più semplice »
« Io non mi sto preoccupando per me, Jibrīl, io ho tanta paura per te… non voglio che ti succeda qualcosa, né a te, né agli altri angeli. Non potrei davvero sopportarlo »
« Non mi succederà niente, Morgana, abbi fede. E non permetterò che succeda niente neanche a voi. Adesso devo tornare alla mia solita routine, così come devi tornarci tu, ma ricordati che non sarai mai sola, mai. Porta questo con te, se avrai bisogno del mio aiuto basterà che tu lo stringa fra le mani e pronunci il mio nome e io arriverò, ok? »
La ragazza sentì qualcosa di freddo, simile ad una pietra, scivolarle nella mano, ma fece finta di niente. L’angelo se ne andò senza neanche un saluto, il suo sguardo sicuro però era stato più che sufficiente. Lei raggiunse i cavalli, nascondendosi fra di loro, per avere modo di guardare cosa le avesse lasciato Jibrīl: era un ciondolo con una piccola pietra viola e trasparente, legata ad una finissima collana d’argento. Si guardò bene intorno prima di mettersela al collo e nasconderla sotto il vestito e si accorse subito che funzionava davvero: ora non si sentiva più sola.

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