14. Una notte di luna piena

Quella mattina, quindi, portò i cavalli al pascolo passando dalla stessa strada. Lo vide in lontananza e il cuore iniziò a batterle forte in petto. Aveva trascorso molte ore della notte a pensare a cosa sarebbe potuto succedere, a cosa avrebbe potuto dirle di così importante e segreto, aveva iniziato a temere di non essere in grado di aiutarlo e questo la preoccupava. Ma l’unica cosa che poteva fare adesso era ascoltarlo e impegnarsi al massimo, qualunque fosse il suo destino.
Jibrīl la vide con la coda dell’occhio, se ne stava in piedi immobile e pensierosa, così interruppe i suoi allenamenti e le fece cenno con la mano di avvicinarsi e di sedersi accanto a lui. La ragazza obbedì senza dire una parola, mentre i cavalli se ne stavano pacifici intorno a loro.
« Grazie per essere venuta. Il tempo è poco e quindi perdonami se vado direttamente al dunque: devo recuperare a tutti i costi un vecchio tomo nel Palazzo del Potere. Quello che ti chiedo è solo di entrare, prenderlo e portarmelo. Solo questo »
Morgana lo guardò un po’ perplessa, cercò di organizzare pensieri e parole e poi si fece coraggio ed espresse i propri dubbi:
« Entrare di nascosto e rubare un libro? E’ questo che mi chiedi? Ma perché non lo prendi tu, che sicuramente sei più agile e scaltro di me? »
« Perché non posso, c’è un sigillo sulla copertina del libro che rende impossibile agli angeli toccarlo, per questo mi serve un umano »
« Già, adesso ha senso. Ma anche se riuscissi a prenderlo se ne accorgeranno, daranno l’allarme, faranno ricerche e una volta arrivata a me, anche se non dirò niente, arriveranno a te, no? E poi se non puoi toccarlo come farai a leggerlo? »
« Della prima cosa non devi preoccuparti, tu entrerai al cambio del turno di guardia, farò in modo che tu abbia tutto il tempo necessario per entrare e prendere il tomo, una volta che uscirai userò un sortilegio per apprendere ciò che vi è scritto, così potrai rimetterlo subito al suo posto, nessuno si accorgerà di niente e questo dovrebbe rispondere anche al tuo secondo quesito »
« Scusa, non è che non mi fidi di te, ma ho così tante cose in testa che non capisco… »
« Non è un problema, domandami ciò che vuoi sapere, è importante che tu comprenda la situazione. So di chiederti tanto, so il rischio che corri, posso capire che tu abbia paura, ma sto organizzando questa cosa da anni, non c’è niente di cui io non abbia tenuto di conto, te lo posso assicurare »
« Non è paura, no, è curiosità. Kari me lo dice sempre che mi metterò nei guai per colpa della mia voglia di conoscere e comprendere il più possibile ciò che mi circonda, soprattutto quando si tratta di… voi »
« Quindi chiedi, avanti »
« Cosa c’è scritto in quel libro di tanto importante per gli umani da cercare di nasconderlo agli angeli e perché per averlo sei disposto a fare una cosa del genere? »
« Non posso dirti cosa contiene, non adesso almeno, però posso dirti che ne farò buon uso »
« Certo, immaginavo. Ma quello che farai potrà danneggiare gli esseri umani? »
« Non gli esseri umani come te »
Morgana ragionò molto su quest’ultima risposta: quindi qualcuno avrebbe danneggiato? E “gli esseri umani come te” che stava a significare? Quelli buoni? Quelli umili, ignoranti, poveri? Quelli che desideravano che angeli e umani convivessero pacificamente e alla pari? Era sinceramente preoccupata delle conseguenze che avrebbe potuto avere sugli altri quel gesto.
L’angelo comprese i dubbi della ragazza e così aggiunse:
« Non farai del male a nessuno e non farò del male a nessuno. Ma puoi impedire che in tanti si facciano del male, quel libro mi serve ad ostacolare qualcosa di molto brutto che sta per succedere e di cui non posso parlare. Ti chiedo di fidarti di me, anche se so che non è facile visto che non mi conosci e che le persone che hai intorno ti consigliano di non farlo, come mi ripeti spesso »
« Ma io voglio farlo, voglio aiutarti, voglio fidarmi di te. Forse sono stupida, anzi, lo sono sicuramente, ma dentro sento come una voce che mi dice così e non riesco ad ignorarla »
« Sicura? Se iniziamo questa cosa non potremo tirarci indietro. »
Morgana annuì. Aveva paura, era confusa, ma guardando negli occhi Jibrīl era certa che l’unica cosa che volesse in quel momento era di accompagnarlo nella sua missione. Era come se finalmente tutto avesse avuto un senso per lei: il suo amore per gli angeli e per il loro mondo, la sua voglia di sapere, il suo essere indisciplinata, l’avevano portata esattamente dove si trovava adesso e a lei, in fondo, tutto questo piaceva. Sorrise.
« Fra tre notti ci sarà la luna piena, dobbiamo agire in quel momento. Esci di casa senza farti vedere da nessuno, fatti trovare dietro al Palazzo del Potere quando la luna è al suo massimo. Mi raccomando, che nessuno sappia o veda niente, altrimenti tutto andrà in fumo. Quando sarai lì ti dirò il momento in cui entrare, poi entrerai, lo prenderai, me lo porterai e lo riporterai esattamente dove lo hai trovato. E finalmente per te sarà tutto finito »
« Ma come farò a trovarlo e a riconoscerlo fra tanti libri presenti? »
L’angelo fece un’espressione compiaciuta, si alzò per mettersi in ginocchio davanti alla ragazza, le posò i palmi delle mani sui lobi frontali, chiuse gli occhi e le chiese di fare altrettanto. E in quel momento Morgana vide passare nella propria mente delle immagini insensate quanto nitide, capì presto che si trattava dell’interno del Palazzo del Potere, dove lei non aveva mai potuto mettere piede, visualizzò prima un percorso, poi una libreria e un libro. In quel sogno da sveglia riuscì a mettere a fuoco la copertina del tomo che doveva prendere e vide il sigillo, che sembrava una lettera di un alfabeto strano che lei non conosceva: adesso, non sapeva come, aveva appreso tutto ciò che c’era da sapere.
Aprì lentamente gli occhi, l’angelo le allontanò le mani dal volto e lei rimase a fissarlo per un po’, come anestetizzata da ciò che era appena successo. Voleva chiedergli come avesse fatto, ma le parole non uscivano, l’unica cosa che riusciva a fare in quel momento era guardarlo dritto in quegli occhi imperscrutabili, rapita da quello sguardo a tratti assente e distante, a tratti comprensivo e comprensibile.
« Va tutto bene? Sei diventata ancora più pallida del solito »
« Sì, sto bene, è solo che questa cosa che hai fatto… io… io… »
« Posso condividere i miei pensieri con te e se me lo permetti posso condividere anche i tuoi »
« Ma io non ti ho mai dato il permesso di condividere niente, eppure questa cosa di conoscere ciò che stavo pensando tu l’hai già fatta diverse volte! »
Rispose infastidita Morgana, riprendendo colore e forza nella voce.
« Certo che me lo hai dato. Non per scritto e non a parole, ma mi hai lasciato entrare dentro di te. Forse non ne sei consapevole ancora, ma c’è un legame che ci unisce e che io, come ogni angelo, posso sfruttare in molti modi diversi »
Sfruttare? Ma allora aveva ragione Kari, gli angeli erano pericolosi e senza scrupoli, in che guaio si era appena messa? Pensò la ragazza, facendosi scura in viso.
« Non sfruttare in quel senso, capocciona di un’umana! »
E per la prima volta Jibrīl sorrise. Non con la bocca, non un vero sorriso, ma sorrise con gli occhi e Morgana sorrise con lui. Bastarono quel breve istante e quelle poche parole a spazzarle via tutti i dubbi: si sarebbe presentata al Palazzo del Potere tre sere dopo, all’ora prestabilita e avrebbe aiutato il suo angelo a fare qualunque cosa lui le avesse chiesto. Qualunque cosa.

Tre giorni trascorsero tranquillamente, o almeno così poteva sembrare. Jibrīl continuava i suoi allenamenti al fiume, mentre Morgana passava di lì per portare i cavalli al pascolo, però non si fermava, lo osservava camminando senza disturbarlo. Era emozionata, preoccupata e confusa, ma soprattutto era eccitata per quella nuova avventura che, a voler essere sinceri, era in effetti la prima avventura della sua vita. Fino a quel momento si era limitata a fare ciò che doveva fare per vivere, in una confortevole quanto noiosa routine che non faceva per lei. Aveva sempre sognato qualcosa di diverso e adesso era arrivato.

Così quella tanto attesa sera non riuscì neanche a cenare, passò tutto il tempo ad osservare la luna in cielo, cercando il momento migliore per uscire e quando arrivò si fece coraggio e si incamminò verso il Palazzo del Potere, stando ben attenta che nessuno la vedesse.
Appena arrivata notò Jibrīl nella penombra, appoggiato al muro dell’edificio come se ne facesse parte, anche lui la vide e le fece cenno con la testa di avvicinarsi e poi sottovoce la informò che mancava poco al momento di entrare, adesso dovevano solo aspettare un po’ senza fare il minimo rumore. Se ne stavano in piedi l’uno accanto all’altra in silenzio e Morgana in quel momento era più emozionata per quella vicinanza che per ciò che si apprestava a fare, così quando l’angelo le si avvicinò all’orecchio per dirle che era l’ora di incamminarsi verso il portone principale, dei brividi le percorsero la schiena.
Lui andò avanti, lei lo seguì a pochi passi, in questo modo riuscì a vedere un uomo uscire dalla struttura ed un altro che si apprestava ad entrare. L’angelo le intimò di restare ferma con un gesto della mano, poi recitò sottovoce dei versi in una lingua incomprensibile per lei e un insolito bagliore blu illuminò la zona di fronte a loro.
« Ho appena fermato il tempo per loro, vai, prendi il libro e torna, ma fai presto, corri! »
La incitò Jibrīl, notando che era rimasta immobile ed incredula ad osservare la scena. Così Morgana ritornò in sé e si diresse all’interno del Palazzo a passo sostenuto, aveva ancora ben in mente il percorso, la libreria e la copertina che doveva cercare, non fu difficile trovarla. Afferrò il libro e tornò indietro correndo, perché in quel momento l’unica cosa che poteva mandare tutto a monte era il tempo, lo aveva capito.
Arrivò davanti all’angelo affannata, allungò le braccia verso di lui per porgergli il libro, anche se sapeva che non avrebbe potuto toccarlo. Jibrīl appoggiò le mani su quelle della ragazza, che a sua volta teneva stretto il tomo e recitò dei versi nella lingua sconosciuta che aveva usato poco prima, Morgana sentì come una sensazione di calore fluire dal libro alle sue mani, per poi fuoriuscire verso le fredde mani dell’angelo. Era qualcosa che non aveva mai provato, ma non aveva paura, anzi, lo trovava piacevole, decisamente piacevole.
Jibrīl chiuse gli occhi per qualche istante e quando lì riaprì ordinò alla ragazza di riportare in fretta il libro al suo posto, perché mancava poco al momento in cui il suo incantesimo sul tempo sarebbe terminato. Morgana obbedì a quell’ordine brusco senza pensarci due volte, poi si precipitò correndo fuori dall’edificio e notò dietro di sé un’intensa luce blu, lo stesso bagliore visto nel primo incantesimo e capì immediatamente che il tempo per le guardie aveva ripreso a scorrere normalmente, così svoltò l’angolo e cercò di buttarsi il più lontano possibile per non essere vista, atterrando però sull’angelo che la stava aspettando.
Quando se ne accorse ebbe come un sussulto, ma Jibrīl le mise una mano sulla bocca facendole cenno di stare immobile e non fare rumore. Sentirono i due uomini salutarsi dall’altra parte, uno stava entrando e uno stava uscendo, nessuno dei due si era accorto di niente, nessuno dei due aveva avuto la sensazione di dover guardare dietro l’angolo. Passarono alcuni interminabili secondi e poi l’angelo disse alla ragazza che poteva alzarsi, la prese per mano per aiutarla e la accompagnò dietro all’edificio, nella penombra, finalmente al sicuro. Potevano tirare un sospiro di sollievo.

Morgana non sapeva interpretare l’emozione che provava in quel momento, aveva ancora l’adrenalina a mille per ciò che era appena successo: correre avanti e indietro a prendere e riportare il libro, la paura di essere scoperta, ascoltare Jibrīl parlare nella sua lingua, sentire il suo potere attraversarle il corpo, vederlo compiere incantesimi con i propri occhi ed essere presa per mano. In tutta la sua vita non aveva mai pensato che un angelo l’avrebbe mai presa per mano. Quindi se ne rimaneva appoggiata al muro, sul retro dell’edificio, cercando di riprendere a respirare normalmente, senza dire una parola, fissando il cielo stellato di quella stranissima notte che pareva non finire mai.
« Stai bene? »
Le chiese sottovoce Jibrīl, vedendola assente. Lei annuì con la testa, continuando a guardare lontano.
« Ti accompagno a casa »
Affermò serio, senza darle modo di replicare. E così si incamminarono lentamente verso l’abitazione della ragazza, senza dire una parola, uno vicino all’altra, ognuno preso dai propri pensieri. Una volta arrivati Morgana aprì la porta, poi si voltò verso l’angelo con l’intenzione di fargli mille domande, ma le parole non uscirono. Rimase a fissarlo negli occhi qualche secondo e poi abbassò lo sguardo, imbarazzata. Non aveva mai visto niente di così bello e perfetto in vita sua.
« Beh, allora se stai bene io vado »
Disse lui, con un filo di preoccupazione nella voce. Un angolo della bocca le si arricciò involontariamente:
« Sì, sto bene. E spero di esserti stata utile »
« Sì, lo sei stata e ti ringrazio. Sono in debito con te, adesso »
« Nessun debito, l’ho fatto volentieri e se avrai ancora bisogno di qualsiasi cosa potrai sempre contare su di me »
« E’ possibile che non ci sia niente che tu voglia da me? »
Morgana si fece rossa in viso. Indubbiamente ce n’erano di cose che lei avrebbe voluto da lui, ma come dirlo? Preferì sorridere e accennare un no con la testa.
« Va bene » proseguì lui con tono calmo » domani ti raggiungerò al pascolo e mi farai tutte le domande che cerchi di nascondere in quella testa riccioluta. Non so se potrò rispondere a tutto, ma farò del mio meglio per accontentare la tua curiosità, ok? »
La ragazza avrebbe voluto dire che non importava, che davvero non voleva niente in cambio di quel favore, che andava bene così. Ma la realtà era che al solo pensiero di rivederlo il giorno dopo, il cuore gli scoppiava in petto dalla felicità e quindi si limitò a fare sì con la testa, con un sorriso ancora più grande.
A quel punto l’angelo si voltò, controllò che non ci fosse nessuno nei paraggi e spiccò il volo, lasciando Morgana lì sulla porta, con un’espressione soddisfatta e sognante.

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