13. Le eccezioni

A Velden una volta al mese si indiceva una riunione a cui tutti potevano partecipare, sia umani che angeli, era presieduta dalle cariche più influenti del paese ed aveva lo scopo di risolvere i problemi, migliorare la vita delle persone e il paese stesso. Ma Morgana era consapevole che alcune decisioni avevano lo scopo di migliorare solo la vita di pochi eletti e anche se non aveva assolutamente voce in capitolo, le piaceva essere sempre informata su tutto, quindi non mancava mai. Jibrīl lo sapeva e anche se queste riunioni lo annoiavano a morte, quel giorno decise di andare anche lui.
La piazza era piena, la ragazza avrebbe voluto raggiungere le prime file per riuscire a sentire qualcosa, ma nessuno la faceva passare, così se ne rimase indietro un po’ delusa. La discussione cominciò a farsi più accesa e dal pubblico iniziarono a volare parole e oggetti, ma lei non fece in tempo ad allontanarsi e cadde a terra per uno spintone, rischiando di essere calpestata dalla folla. Così l’angelo, che fino a quel momento se ne era rimasto lontano e in disparte, si avvicino e l’aiutò a rialzarsi, scortandola via da lì, in silenzio.
« Grazie… ancora una volta »
Disse Morgana, con un sorriso enorme stampato sul viso e lui si limitò a compiere un cenno con la testa, distogliendo lo sguardo. Fece per allontanarsi, ma lei continuò, quasi sussurrando:
« Potrei sapere il tuo nome? »
« Jibrīl, mi chiamo Jibrīl… perché? »
E questa volta fu lei a fare un cenno con la testa, accompagnandolo ad una tenera smorfia. Per qualche interminabile secondo si guardarono dritti negli occhi, ma poi l’angelo cominciò a scrutare le persone intorno a loro e preferì voltarsi lentamente ed andarsene, lasciando lì la ragazza con un’espressione stupita e amareggiata sul viso.
« Certo che sono proprio strani gli angeli, a volte mi chiedo se abbiano dei sentimenti o solo delle regole da seguire. Chissà se ce l’hanno un cuore, loro »
Bisbigliò fra sé e sé. E questo pensiero la fece sorridere sulla strada di casa: adesso finalmente sapeva come si chiamava il suo angelo.

Stava per chiudere il portone dietro alle sue spalle, quando riconobbe la voce della sua più cara amica:
« Aspetta, fammi entrare, scema! »
Morgana le sorrise, fece un inchino e Kari entrò di corsa, dandole qualche pacca sulla testa per scherzo. Poi si fece seria all’improvviso:
« Ma dimmi, sei impazzita per caso? »
« Non più del solito, perché? »
« Non prendermi in giro, dico davvero, ti hanno vista tutti! »
Ma Morgana davvero non riusciva a capire cosa sconvolgesse così tanto l’amica, quindi lei continuò affannata e rossa in viso, un po’ per la corsa e un po’ per la foga:
« Ti hanno vista parlare con un angelo… cioè ti ho vista io e come ti ho vista io chissà chi altro ti ha vista! »
« E da quando sarebbe proibito parlare con gli angeli? E’ una legge del Nuovo Comando? »
« Non fare la stupida Morgana, sai benissimo come funzionano le cose qua, ci sono leggi scritte e leggi non scritte. E io l’ho visto come lo guardavi sognante, so del tuo amore per loro da quando eravamo bambine e so che non aspettavi altro di conoscerne uno per soddisfare tutte le tue malsane e pericolose curiosità. Non so come sia possibile che un angelo ti si sia avvicinato, ma non farlo, non fidarti, lo sai che è rischioso… »
« Kari, per favore, ho capito, basta! »
Tagliò corto Morgana, alzando la voce. Ripensò poi all’incontro di pochi minuti prima e le venne alla mente il fatto che Jibrīl si fosse allontanato dopo essersi guardato intorno, perché forse era proprio come diceva Kari, forse aveva capito di essere osservato e non voleva guai. E allora cosa doveva fare lei? Fare finta di non vederlo? Di non averci mai parlato? Di non avere, in effetti, mille domande da fargli? Ma valeva la pena finire nei guai per conoscerlo meglio? Certo, non aveva il benché minimo dubbio, così sorrise alla sua amica e la rassicurò, mentendo per metà:
« Davvero Kari, scusa, apprezzo la tua preoccupazione e ti prometto che starò più attenta in futuro »
« No Morgana, devi promettermi che non farai più niente per vederlo e per parlarci, ci devi stare lontana. Promettimelo! »
« Ti prometto che ci proverò, ok? »
Kari sbuffò, sapeva che la sua amica era una testa calda e che quando si metteva in capo una cosa niente riusciva a fermarla e proprio per questo era preoccupata, aveva sempre pensato che si sarebbe messa nei guai per colpa di un angelo e guarda caso adesso quell’angelo era arrivato.
« Ti faccio un tè? »
« No grazie, devo andare, ho ancora mille commissioni da fare oggi. Quindi ti saluto, fai la brava e ricordati che ti voglio bene, ok? »
Le due amiche si abbracciarono forte e poi si salutarono, Morgana guardò Kari allontanarsi e solo quando la sua figura si perse all’orizzonte chiuse la porta di casa. Rimase appoggiata con le spalle al muro per un po’, pensierosa: era vero che a lei delle conseguenze non interessava niente, era sempre stata una ribelle, se ne era sempre fregata del giudizio degli altri, però non poteva e non voleva mettere nei guai anche Jibrīl con il suo modo di fare, doveva davvero stare più attenta. Così decise che la mattina dopo avrebbe portato i cavalli al pascolo facendo un’altra strada.

Quella notte si girò e rigirò nel letto, poi la mattina radunò i suoi amati cavalli e si incamminò verso il bosco, facendo la strada più lunga per non incontrare Jibrīl, anche se questo le pesava e la faceva sentire triste. E lei odiava sentirsi triste. Raggiunse il pascolo con un po’ di ritardo, ma agli equini pareva non aver disturbato questo cambiamento, se ne stavano tranquilli, così si mise appoggiata al solito albero e iniziò ad esercitarsi nella lettura, di nascosto come sempre, perché alle donne non era permesso né leggere né scrivere. Lesse a stento qualche paragrafo e poi, forse per il silenzio che regnava in quel posto, per la noia del racconto che stava leggendo o perché in effetti la notte appena trascorsa non aveva riposato molto, si addormentò, col libro appoggiato sulla faccia.

Non sapeva dire quanti minuti o quante ore fossero passati in quel modo, si svegliò solo perché sentì uno dei suoi cavalli nitrire, si alzò di scatto facendo cadere il libro per terra e mentre cercava di capire cosa stesse succedendo, col cuore che batteva a mille, notò una mano restituirle il libro. Alzò piano lo sguardo e per un attimo non riuscì a capire più niente: c’era Jibrīl accanto a lei, seduto per terra, che la osservava senza dire una parola, con il braccio teso in attesa che riprendesse il suo libro. Come mai era lì? Cosa voleva da lei? Afferrò in fretta il libro e balbettò uno stupidissimo “ciao”, mentre con le mani cercava goffamente di rimettersi in ordine.
« Ti ho spaventata? Perdonami, non volevo svegliarti »
Disse l’angelo ad un certo punto, con voce neutra, ma con sguardo tranquillo.
« No, no, non mi hai spaventata, ho solo avuto paura che qualche cavallo si fosse fatto male, ma vedo che è tutto ok… nitrivano per te »
« A loro ho già chiesto scusa »
Precisò Jibrīl, mentre Morgana scoppiò a ridere, non riuscendo però a capire se fosse sarcastico o assurdamente serio. Lo osservò meglio, smise di ridere: era serio.
« Che ci fai qua? In genere stai facendo i tuoi allenamenti a quest’ora »
« Ed in genere tu passi dal fiume prima di quest’ora »
« Eri preoccupato per me? »
Chiese la ragazza con tenera ingenuità ed un dolce sorriso sulla faccia. Ma l’angelo proseguì con la stessa austerità che lo caratterizzava:
« No, ovviamente no… »
Lei lo osservò delusa e il suo sorriso si fece più piccolo, così lui aggiustò il tiro:
« Sapevo che stavi bene »
« Ok, allora perché sei qua? »
« Perché ho un favore da chiederti »
A quel punto Morgana rise di nuovo:
« Certo, come no! Un angelo dai mille poteri come te che favore potrebbe chiedere ad un’umile e debole umana? Sono sicura che puoi fare tutto ciò di cui hai bisogno e anche se non potessi, potresti chiederlo ad un altro angelo… »
« No, non posso! »
La interruppe bruscamente Jibrīl e poi continuò calmo, sospirando:
« Pensi che se avessi avuto una scelta mi sarei rivolto a te? »
« Ecco, appunto. A me, umile e debole umana! E pure un po’ stupida, pensa, a fatica so leggere! »
« Non volevo dire questo, non penso che tu sia stupida, debole forse sì, ma fra umani ed angeli… sì, insomma, lo sai… »
« No, io in realtà non lo so… Kari dice che non dovrei neanche parlarti… »
« E’ per questo che oggi non sei passata dal fiume? Volevi evitarmi? »
« Sì, cioè no, cioè… insomma è complicato! No, che non volevo evitarti e sì, non sono passata dal fiume per evitarti… ecco, lo vedi che è complicato? Come posso dire, non volevo crearti problemi, solo questo »
« Problemi? Di che genere di problemi stai parlando? »
Morgana avrebbe voluto essere sincera, ma come faceva a spiegargli ciò che provava per lui? Come poteva dirgli quello di cui aveva parlato con la sua amica Kari? Era imbarazzata al solo pensiero. Così si limitò ad abbassare lo sguardo rimanendo in silenzio, a quel punto l’angelo le posò due dita sulla fronte e poi sentenziò:
« Ho capito. Quindi devo dedurre che per te sia a maggior ragione un problema aiutarmi. Non importa, troverò un altro modo »
Stava per alzarsi e probabilmente andarsene, quando la ragazza lo fermò supplicando:
« No, fermo! Io voglio aiutarti, davvero, farò qualsiasi cosa, chiedimi pure quello che volevi chiedermi… lo farò! »
« Vedi, quello che devo chiederti è qualcosa di grande e importante per me, ma potrebbe pure essere pericoloso e se tu ti stai facendo problemi anche solo per parlarmi, come posso chiederti di più? »
« I problemi me li stavo facendo per te, non per me, capoccione di un angelo! »
Sbottò senza pensare e poi si zittì sgranando gli occhi, ripensando a cosa aveva appena detto si vergognò e provò a scusarsi. Ma sul volto dell’angelo, per la prima volta, notò qualcosa che somigliava ad un sorriso:
« Mai nessun essere umano si era permesso di rivolgersi a me in questo modo! Sei così emotiva, decisa e piena di dubbi, forte e debole allo stesso tempo, timida quanto sfrontata… sei strana, sai? »
« Scusami, davvero, in genere non perdo la pazienza così, ma con te sono un vero disastro! Però ti giuro che sono affidabile, so mantenere la parola, il segreto, qualsiasi cosa ci sia da mantenere la manterrò, ti puoi fidare! »
« Ok, però ad una condizione: io ti chiederò di fare una cosa per me, solo se potrò poi farne una io per te »
« Ma tu l’hai già fatta una cosa per me, hai aiutato Sunrise, non ricordi? »
« Quella era una sciocchezza… »
« Sì, forse per te, non certo per me però. Se non ci fossi stato tu, non voglio pensare a cosa sarebbe potuto succedere »
« Ma non è successo, no? Solo questo conta »
Poi l’angelo la guardò dritta negli occhi e continuò con voce calma e comprensiva:
« Dai, avanti, chiedimelo »
Morgana capì esattamente a cosa si stesse riferendo, perché quella domanda le martellava in testa da quando lo aveva visto lì seduto accanto a lei e ogni volta che lui si guardava intorno, dopo aver sentito un rumore, quella domanda tornava prepotentemente a galla. Visto che adesso era proprio l’angelo a chiederlo, decise di essere trasparente, tanto più che lui avrebbe potuto usare i suoi poteri o quelle strane cose di cui era capace e scoprirlo lo stesso.
« Ecco, io mi stavo chiedendo se… sì, insomma, ieri quando mi hai parlato per la prima volta ti sei guardato intorno e te ne sei andato. Anche adesso ti guardi intorno preoccupato. Potrei veramente metterti nei guai? Cioè, se qualcuno ci vedesse assieme, intendo »
« Ma come ti viene in mente una cosa del genere? »
« La mia amica Kari dice che è pericoloso parlare agli angeli, che se qualcuno ci vede potrei passare dei guai e potresti passarli anche tu. Io sinceramente non ne capisco il motivo e non so se sia vero, però non volevo crearti problemi, solo per quello ho cambiato strada oggi… non vorrei mai essere un problema per un angelo. E lei è preoccupata proprio per questo. Io, ecco sì, io farei qualsiasi cosa per un angelo. Io… farei qualsiasi cosa per te »
« Mi fa piacere sentirtelo dire, ma questo già lo sapevo, l’ho saputo nel momento in cui ti ho toccato la mano per curarti quel giorno ed è per questo che sono qua adesso. So già che mi aiuterai. Avrei voluto chiedertelo ieri, ma c’era troppa gente. Adesso mi guardo intorno solo perché quello che vorrei tu facessi è una cosa che non deve sapere anima viva.
La tua amica, come in generale gli esseri umani, non si fida di noi angeli, esattamente come noi angeli non ci fidiamo degli esseri umani. E’ così da sempre. E poi ci sono le eccezioni, come lo sei tu e come lo sono io. Tu hai deciso di fidarti di me ancora prima di conoscermi, solo perché vuoi vedere del buono in un angelo a priori ed io ho aspettato un essere umano come te da tanto, troppo tempo »
Morgana rimase a fissarlo immobile e col fiato sospeso per tutto il tempo, incredula che potesse succedere davvero, che stesse succedendo proprio a lei. Le sembrava di sognare ad occhi aperti e non voleva svegliarsi per nessun motivo. Jibrīl le si avvicinò lentamente all’orecchio e le sussurrò:
« Domattina passa dal fiume, ti spiegherò tutto »
Poi si alzò in piedi, la guardò negli occhi per qualche istante, si voltò e spiccò il volo. A lei non rimaneva altro da fare che aspettare il nuovo giorno, con un’emozione nel cuore che non sapeva come contenere.

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