06. Sensazione ormai dimenticata

Il giorno successivo decise di andare nel suo paradiso nascosto anche se il cielo era coperto dalle nuvole. Si disse che alla fine qualche foto l’avrebbe fatta comunque e che magari il tempo sarebbe migliorato, ma la verità era che in fondo si sarebbe accontentata di una semplice passeggiata in mezzo agli angeli o di una strana conversazione con lo strano giardiniere, come le era successo il giorno prima.

Entrò dal solito buco e girovagò un po’ senza meta sotto il porticato color acquamarina. Gli angeli in quella zona li aveva già fotografati, ma comunque erano belli da osservare.
Passò davanti alle scale dove il giorno prima aveva parlato con l’uomo e solo in quel momento si accorse che in realtà quel giorno era andata lì per lui. Si sentiva un po’ confusa, da una parte avrebbe voluto parlarci ancora, perché la sua presenza le faceva dimenticare i pensieri negativi che ultimamente popolavano le sue giornate, ma dall’altra parte si sentiva a disagio, perché non riusciva a spiegarsi come un perfetto estraneo potesse avere tutta quell’importanza per lei. E in fondo le faceva paura che non le facesse paura come sentiva che avrebbe dovuto.
Si incamminò per il viale alberato pensierosa, ad un certo punto notò che non si stava guardando in giro, come al suo solito, in cerca di angeli da fotografare e si giustificò dicendosi che, con il cielo completamente coperto dalle nuvole, era pressoché inutile provarci in ogni caso.
Proprio mentre era assorta in questi alibi di cartone, intravide con la coda dell’occhio un piccolo angelo donna nascosto in mezzo alle panchine e si avvicinò per osservarlo meglio: era accasciata sulla lapide, il braccio steso su di essa e la testa appoggiata sul braccio, l’altra mano invece era appoggiata sul cuore, un cuore evidentemente dolente. L’espressione del viso comunicava la disperazione più assoluta e la posizione del corpo l’abbandono più totale, le faceva davvero pena.
Si mise seduta sulla panchina più vicina all’angelo e iniziò a pensare che le somigliava davvero tanto, anche lei in quel momento si sentiva come quella statua, ma non voleva ammetterlo, non voleva scoraggiarsi, andava sempre avanti sperando che le cose potessero migliorare, che tutto non potesse andare male ogni volta, che magari prima o poi qualcosa sarebbe andato bene anche per lei, non era una per cui fosse facile rinunciare.
Va bene, aveva deciso: anche se era quasi buio a causa del brutto tempo, l’avrebbe fotografata lo stesso, in fondo in tutta quella disperazione ci stava bene un cielo completamente nero, sorrise.
Si alzò in piedi di scatto, aprì la borsa e proprio quando ormai aveva tirato fuori la macchina fotografica, iniziò a piovere con una violenza inaudita.

Ma non fece in tempo a disperarsi per aver bagnato la fotocamera, perché sentì su di sé qualcosa simile ad un mantello e si accorse che neanche una goccia l’aveva sfiorata. Si sbrigò a rimetterla nella borsa e si girò in cerca di risposte, che già aveva per metà.
Lo strano giardiniere la stava coprendo con il suo lungo giaccone di pelle e dato che era davvero alto e massiccio, lei si sentiva piccola e al sicuro sotto quel riparo improvvisato, non poté trattenere un tenero sorriso. Anche l’uomo le sorrise in modo affabile e poi le disse:
« Scusami se sono arrivato all’improvviso, ma quando mi sono accorto che stava iniziando a piovere ho pensato che non avresti voluto far bagnare la tua macchina fotografica »
« Beh, grazie infinite! Sono stata proprio una stupida a tirarla fuori con un tempaccio del genere… chissà dove avevo la testa! »
Esclamò lei, un po’ emozionata nel trovarsi così vicino a lui. Una piacevole sensazione che non ricordava neanche più.
Arrivarono velocemente sotto il porticato e quando ormai furono al riparo, l’uomo si allontanò e si andò a sedere sugli scalini lì vicino. Il giaccone di pelle nera e il cappello nero che portava per ripararsi dalla pioggia, lo facevano assomigliare più ad un necroforo che ad un giardiniere, ma non c’era affatto da stupirsi, quello era pur sempre un cimitero.
Eppure continuava lo stesso ad affascinarla, forse per quegli occhi azzurri, per quella voce così profonda, oppure per la solita “mancanza di coccole”, sorrise dentro e si andò a sedere sugli scalini vicino a lui. Il desiderio di stargli accanto era più forte della sua innata timidezza.
« Non me ne intendo di fotografia, ma non mi sembra ci siano le condizioni di luce adatte oggi »
Disse l’uomo osservando il cielo, ma il tono della frase era più ironico che critico.
« Hai perfettamente ragione… e poi, se non ci fossi stato tu a ripararmi, avrei fatto pure un gran bel danno »
Confermò lei con rammarico e proseguì:
« Beh, comunque sia non è successo niente, almeno ho fatto una passeggiata fuori casa »
« Posso farti una domanda personale? »
Chiese lui un po’ imbarazzato, lei annuì tranquilla, così continuò:
« Ma una ragazza della tua età il fine settimana generalmente lo passa con gli amici o col ragazzo, nei pub o in discoteca… »
Ma non riuscì a finire di formulare la domanda, perché lei si mise a fissare per terra, con lo sguardo sempre più triste e iniziò a mordicchiarsi le labbra nervosamente. Lui provò a rimediare:
« Perdonami, non volevo farti intristire, era solo curiosità. Davvero ti chiedo scusa… era tanto bello il tuo sorriso prima e per colpa mia chissà adesso dove l’ho fatto scappare »
Lei rimase in silenzio per qualche minuto e poi cominciò a parlare lentamente, la tristezza in breve tempo fece posto alla rabbia e l’uomo capì che aveva bisogno di sfogarsi e che forse non lo aveva fatto da molto tempo.
« La discoteca e i pub non mi sono mai piaciuti. Amici ne ho, però le nostre strade si sono divise per un motivo o per un altro, sai, la famiglia, il lavoro, lo studio. Ho anche un ragazzo, ma le cose non stanno più andando bene fra di noi, lui non vuole ammetterlo, ma ormai sono certa che non mi ami più, che non abbia più bisogno di me. Ogni weekend trova una scusa per non stare con me… e allora io per non stare in casa a farmi del male… vengo qua, in questo fantastico posto e per un po’ mi sembra di stare meglio. Soffrire per amore… sono banale vero? »
« No, non lo sei. È una cosa vista e rivista, ci siamo passati un po’ tutti, ma non per questo è meno doloroso… vorresti addormentarti per non pensarci più »
« Già »
Sospirarono entrambi e poi si guardarono negli occhi accennando un sorriso poco convincente per sdrammatizzare.
« Vorrei capire il perché certe cose accadono. Ci sono già passata anni fa e questa volta mi sembrava tutto così diverso, stava andando tutto bene, avevamo un sacco di progetti in comune e lui mi sembrava migliore di tutti gli altri. La cosa assurda è che i primi anni cercavo di mantenermi più distaccata possibile, di mettere le mani avanti, di non crederci fino in fondo, dato quello che avevo già passato… e poi, invece, quando finalmente le mie ferite erano guarite, quando ormai non avevo più dubbi, le cose hanno iniziato ad andare sempre peggio »
All’improvviso si interruppe e lo fissò negli occhi preoccupata, poi si voltò dalla parte opposta dicendo imbarazzata:
« Scusami… tu neanche mi conosci… ti sto annoiando vero? »
Assunse un’espressione di disagio, ma lui la rassicurò:
« Non mi stai affatto annoiando. Mi fa tristezza quello che racconti e non ho nessuna soluzione per te. L’unica cosa che però posso dire è che tu devi sempre seguire il tuo cuore e non devi mai tradire la tua coscienza, solo in questo modo non ti pentirai mai di nessuna scelta che dovrai affrontare, anche se col passare degli anni ti dovessi accorgere che non era la scelta giusta »
« Già, hai ragione. Per adesso ho sempre fatto così, ma ora non so che fare. Vedere il suo sguardo così assente quando stiamo in silenzio e la sua voce così fredda quando parliamo, mi sta facendo venire voglia di morire per non dover provare mai più la sua totale indifferenza… beh, io credo ci sia qualcuno dietro questo cambiamento, però lui non sa prendere una decisione e io sto annegando nel dolore… »
« Guarda, ha smesso di piovere »
La interruppe bruscamente lui indicando il cielo e osservandola teneramente negli occhi, poi aggiunse quasi sussurrando:
« Fino a dieci minuti fa il cielo era completamente nero e stavano scendendo delle gocce di pioggia grandi quasi quanto le tue lacrime. Eppure, adesso le nuvole stanno sparendo velocemente e il sole sta facendo capolino sempre più convincente. Sarà così anche per te »
Lui sorrise in modo convincente questa volta e lei quindi chiese piena di speranza:
« Beh, stai dicendo che ormai il mio cielo nero sta per andare via e presto arriverà il sole? »
Allora l’uomo si voltò verso di lei, osservandola affettuosamente le prese una mano, come nel tentativo di farle coraggio, così lei comprese che quello che le avrebbe detto l’avrebbe turbata. Era così convinta che quelle parole le avrebbero fatto terribilmente male, che ignorò totalmente il fatto che lui le stesse tenendo le mani, lui che era un perfetto estraneo e lei a cui il contatto umano aveva sempre creato profondo disagio. L’uomo sospirò e poi cercò di spiegarle con calma quello che aveva da dirle:
« Purtroppo tu stai attraversando la fase del cielo che diventa tutto nero, adesso ti aspetterà il temporale più violento della tua vita. Non so dirti se ti bagnerai oppure no, non so se ci saranno dei danni oppure tutto si risolverà con una chiacchierata come oggi, però posso dirti che di sicuro arriverà il sole e sarà forte come quello che vedi adesso »
La ragazza balzò in piedi all’improvviso, col cuore pieno di dolore che le batteva forte. In pratica lui le stava dicendo che tutte le sue paure erano vere, che tutto sarebbe andato nel peggiore dei modi, che non si sarebbe salvato niente. Ma lui chi era per dirlo? Lui non conosceva un bel niente! Lui forse era solo un pazzo che viveva in un cimitero, forse era un malato di mente che si divertiva a far star male le persone, fingendosi disposto ad aiutarle. In fondo lui non era nessuno e quindi le sue parole non dovevano avere per lei la minima importanza. Ecco, in questo doveva credere: lui non era nessuno.
« Si è fatto tardi, devo andare »
Disse semplicemente con voce distaccata e si girò per andarsene, ma le gambe erano immobilizzate da tanto che era il dolore che provava. Invece la mente girava all’impazzata con i suoi inutili perché.

Perché fino a pochi minuti prima le era sembrato un uomo così gentile e dolce? Perché si era convinta che volesse aiutarla? Perché le era piaciuto così tanto stare con lui, vicino a lui sotto il giaccone? Perché si era sempre fidata di lui e non si era mai sentita in pericolo? Eppure, adesso lo stava odiando per quello che le aveva detto. Nessuno conosce il futuro, allora perché lui era stato così duro con lei? Perché era così convinto di quello che diceva? Nessuno conosce niente di nessuno! Continuava a ripetersi, eppure in fondo lei si fidava ancora di lui, lei sentiva nel profondo che lui aveva ragione ed era per questo che lo odiava così tanto in quel momento.

Riuscì a muovere un passo e poi un altro, trattenne le lacrime e si diresse a testa bassa verso l’uscita. Non sentiva niente e non vedeva niente, era arrabbiata, confusa e disperata. Voleva solo andare a casa e non pensarci, prendere qualcosa per dormire, dormire per non pensare, come aveva detto lui. Avrebbe spento il telefono e il computer, avrebbe messo la macchina fotografica al suo posto, avrebbe guardato le sue foto preferite e poi qualcosa avrebbe inventato per non pensare più a niente.

Quando fu proprio davanti al buco di entrata però fu costretta a fermarsi. Tra tutti i sentimenti che stava provando, uno prevalse: lo stupore.
Lui la stava aspettando appoggiato al muro, con l’espressione a metà fra un cane bastonato che chiede scusa e un uomo tanto sicuro di sé da fare miracoli. Era tutto abbastanza assurdo in effetti, ma lo era ancora di più il fatto che lui si trovasse già lì, dato che era rimasto seduto sugli scalini dietro di lei, quando aveva iniziato a camminare. Ormai il fatto che si spostasse senza farsi sentire non la turbava più, ce n’erano tante di cose strane in lui e sentiva che c’erano anche molti segreti dietro quel luogo e dietro quell’uomo. Non sapeva che dire o che fare, si limitava a pensare. Fino a quando lui interruppe il silenzio.

« Ti è caduto questo mentre te ne stavi andando. Immagino che per te sia molto importante »
Disse l’uomo con voce tranquilla, ma la ragazza non riusciva a vedere cosa tenesse in mano. Poi sgranò gli occhi e con un gesto fulmineo e preoccupato si toccò il collo e capì, era il suo ciondolo a forma di angelo. Lo teneva con sé fin da quando era piccola, glielo avevano regalato la prima volta che era stata in ospedale da sola, per proteggerla e farle compagnia, soprattutto perché tutti sapevano del suo amore per le creature celesti e lei da quel momento non se lo era mai più tolto. Come era potuto cadere dopo così tanti anni? Perché aveva voluto abbandonarla anche lui proprio adesso? Nel suo sguardo perso nel vuoto si poteva leggere una sfumatura fra il panico e l’amarezza.
Lui le si avvicinò lentamente, si abbassò verso il suo viso e le spostò le ciocche dei lunghi capelli neri dal collo per rimetterle la collanina che aveva perso. Lei poté sentire il suo buon profumo e le sue grandi mani che, seppur involontariamente, le sfioravano il collo. Rimase di pietra, anche la testa aveva smesso di ragionare per qualche istante, non riusciva neanche più a respirare.
Appena fu sicuro di aver rimesso bene l’angelo al suo posto, l’uomo si allontanò dalla ragazza, sempre con movimenti lenti e guardandola negli occhi sussurrò:
« Non voleva abbandonarti. Gli angeli non abbandonano mai gli esseri umani a cui sono legati. Si era allontanato da te solo per chiedermi aiuto… »
« Come fai a sapere sempre quello che penso? »
Lo interruppe bruscamente lei, senza farlo finire.
« Te l’ho già detto ieri, tiro ad indovinare »
Si giustificò lui sereno, ma lei parve non credergli minimamente. Si allontanò di qualche passo: era sfiduciata, triste, arrabbiata, nervosa e piena di domande a cui non riusciva a rispondere, si voltò dalla parte opposta e gli urlò con rabbia:
« Non esiste niente per sempre e neanche gli angeli sono per sempre! »
Poi assunse un’espressione imbronciata e tutto sarebbe dovuto finire lì, invece lo sguardo dell’uomo fu per la prima volta duro e severo e alzò pure lui la voce:
« Non dire mai più una cosa tanto orribile! »
La ragazza rimase perplessa, perché si era arrabbiato così tanto per una stupida frase sugli angeli? Aveva mille preoccupazioni in testa, ma nessuna voglia di pensarci ancora, qualunque risposta non avrebbe risolto i suoi attuali problemi e in fondo lo strano giardiniere non c’entrava proprio nulla con la sua vita. Abbassò lo sguardo imbarazzata, da una parte voleva andarsene via da colui che le aveva detto cose che non voleva sentire, dall’altra parte però quella stessa persona era l’unica che l’aveva ascoltata, compresa e con cui stava bene… che fare?

All’improvviso sentì le braccia muscolose dell’uomo avvolgerla in un forte abbraccio, continuò a rimanere immobile, confusa. Sentì nuovamente il suo buon odore e avvertì il calore rassicurante del suo corpo, così si lasciò andare e appoggiò la propria guancia al suo petto e stranamente quel contatto non le dette assolutamente fastidio. Era una bella sensazione, nessuno dei due si muoveva, nessuno dei due aveva niente da dire, ma lei si sentiva protetta da quell’uomo che neanche conosceva. In quell’istante si sentiva un po’ meno sola e il suo cuore cominciò a battere sempre più lentamente e a fare sempre meno male. La testa cominciò a fare sempre meno domande e gli occhi si asciugarono.

Lei non sapeva dire quanti momenti, rassicuranti momenti, avevano passato abbracciati in quel modo, ma le era piaciuto, di questo era sicura. Ad un certo punto lui le sussurrò in un orecchio:
« Questo era solo per la tua “mancanza di coccole” …in cambio ti chiedo un piccolo sorriso »
Lei fece un passo indietro e guardandolo dritto negli occhi con l’incredulità di un bambino gli chiese:
« Come fai a sapere anche questo? Ma tu chi sei? »
« Sssssh »
Bisbigliò lui, passandole un dito sulle labbra, come per impedirle di fare altre domande. Poi si abbassò verso di lei e le lasciò un dolcissimo bacio sulla fronte.
Lei continuò a non capire più niente, ma anche contro la propria volontà, quel piccolo sorriso che lui le aveva chiesto, le si disegnò sulle labbra.
« Sta diventando buio davvero. Adesso devi andare a casa. Ricordati sempre che non sei sola, ok? »
Nel dire questo picchiettò con un dito sul ciondolo a forma di angelo della ragazza.
Lei non trovava le parole, non riusciva neanche a dire un semplice “ciao”. Tutta quella scena sembrava tratta da un film, tutto aveva il sapore del sogno, si aspettava solo che da un momento all’altro potesse suonare la sveglia.
Si allungò nel buco del muro e non si voltò mai indietro, per paura di scoprire che lo strano giardiniere non fosse più lì.

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