05. Un cielo sempre blu

Una settimana era passata, aveva anche altre cose “più importanti” da fare e quindi si era ripromessa di dedicare al suo “hobby” solo il weekend. Questo era ciò di cui voleva convincersi, ma la verità era che aveva ben poche cose davvero interessanti da fare e le risultava dura riuscire a stare lontana dal suo paradiso nascosto per così tanto tempo. Aveva sviluppato il primo rullino, le foto erano venute tutte bene, qualcuna meglio, qualcuna peggio, ma tutte le davano belle emozioni e quindi le aveva già appese in camera. A parte quella dell’angelo arrabbiato, quella proprio non riusciva a guardarla senza stare male e quindi l’aveva nascosta nel diario.

Che bello essere di nuovo fra i fiori e gli angeli, camminare su questo prato così verde e avere l’impressione che il cielo qui sia sempre blu, pensò. Oggi si sentiva serena in quel posto, oggi i pensieri brutti non l’avrebbero seguita, sarebbe riuscita a tenerli fuori da quel buco.

Decise di andare dritto, oltrepassò la fontana e proseguì sul sentiero di ciottolato bianco. Alla fine della piccola strada c’era una scalinata, sopra la scalinata un angelo di marmo nero, ma non riusciva a vederlo bene dal basso e dopo una veloce occhiata nei dintorni, si incamminò su per quelle scale.
Quando fu arrivata fino in cima rimase delusa per la prima volta: quell’angelo non le piaceva. Era troppo scuro e la foto non sarebbe venuta bene e poi sembrava vecchio e aveva persino la barba. Era proprio brutto, concluse. E mentre lo pensava si scusò ad alta voce con la statua, per paura di averla offesa con il proprio rifiuto di fotografarla.
Si scusò tanto sinceramente, che ripensandoci le venne da ridere: stava diventando un’abitudine quella di parlare con le statue? E fu con il sorriso sulle labbra che indietreggiò, urtò contro qualcosa o qualcuno e le sembrò un dejà vu.

Il sorriso si spense, abbassò lo sguardo come chi sa di essere in torto, se avesse avuto una coda se la sarebbe messa fra le gambe come fanno i cani. Non aveva il coraggio di voltarsi, perché non sapeva che dire, mentre sapeva benissimo, stavolta, su chi fosse andata a sbattere.
L’imbarazzante silenzio durò per qualche secondo, quel tipo di secondi pieni d’ansia che sembrano durare ore. Insolitamente, fu lo strano giardiniere a interrompere il silenzio, dicendo:
« Pensavo non saresti più tornata »
Il suo tono pareva più dispiaciuto che infastidito e la ragazza rimase stupita di questo. Non sapeva che dire, non sapeva che pensare, si limitò a voltarsi verso di lui imbarazzata, cercando il coraggio di guardarlo negli occhi per dare un senso al tono di quella frase.
L’uomo allora continuò con tono pacato, cercando di spiegarsi meglio:
« La scorsa settimana te ne sei andata via correndo e ti sei pure ferita alla mano, poi non ti ho più vista. Sono forse stato troppo sgarbato con te la prima volta che sei venuta? »
Lei non riusciva davvero a capire, avrebbe dovuto scusarsi per essersi intrufolata di nascosto in quel posto in cui era vietato l’accesso, addirittura tre volte e invece era lui che si stava scusando per averla fatta scappare. Certo che era sempre più strano, lo strano giardiniere.
Questo pensiero la fece sorridere, la tensione si smorzò. Avrebbe voluto dirgli che non era stata affatto colpa sua se lei era fuggita a quel modo, però le parole non volevano uscire. Lui se ne rese conto e così, forse provando empatia, cambiò argomento:
« Quest’angelo proprio non ti piace, vero? »
« Beh, no… cioè sì, cioè…. Insomma, come dire… »
Balbettò lei senza riuscire a dire niente di sensato. Era eccessivamente emozionata e non ne capiva il motivo. Nella testa mille pensieri veloci giravano come atomi impazziti e così non riusciva a dire niente, perché? Anche stavolta lui se ne rese conto:
« Proprio qua dietro ce n’è un altro, lo hai già visto? Ci sono delle scale identiche qua dietro, vieni a vedere »
Lei lo seguì, cercando qualcosa da dire che non la facesse sembrare goffa e impacciata, ma tutto quello che le veniva in mente era stupido in maniera imbarazzante, meglio tacere. Lui allora continuò gentile:
« Questo ti piace? Ha delle belle ali e non ha la barba! »
Dopo questa frase fece una breve risata e la guardò dritta negli occhi, solo a quel punto lei ebbe una reazione:
« Come fa a sapere che l’altro angelo non mi piaceva perché aveva la barba? Legge nel pensiero? »
« Più o meno »
Rispose lui facendosi serio, ma poi sorrise di nuovo e aggiunse:
« No, ovviamente ho solo tirato ad indovinare… »
Le strizzò l’occhio e solo allora ottenne un abbozzo di sorriso dalla ragazza, anche se gli occhi di lei continuavano ad essere tristi e pensierosi.
« Puoi fotografarlo se ti piace »
Aggiunse lui disponibile, ma la giovane stranamente non osservò neanche l’angelo e si mise seduta sulle scale lì davanti, con l’espressione assorta.
L’uomo la osservò cercando di capire, poi si avvicinò lentamente e si andò a sedere sullo stesso scalino, ma non troppo vicino. Era evidente che lei avrebbe voluto dirgli qualcosa, ma quel qualcosa era difficile da spiegare. Quando si fu seduto, la ragazza cominciò a parlare con tono preoccupato, guardando davanti a sé:
« Credevo che lei fosse arrabbiato con me, perché sono venuta in questo posto senza autorizzazione e… »
« Non mi dare del lei, mi fai sentire vecchio! In effetti lo sono molto molto di più di quel che si possa credere, ma non ci voglio pensare »
La interruppe lui con un sorriso.
« Certo… scusami »
Sorrise lei a sua volta, credendo di aver capito la battuta e in ogni caso non le sembrava affatto vecchio, comunque proseguì:
« Beh, stavo dicendo che se la scorsa settimana sono scappata via correndo è perché mi sentivo in colpa per il fatto di essere entrata qui di nascosto per fare foto. Non è colpa tua, anzi, tu la prima volta sei stato molto gentile, io mi aspettavo che mi prendessi a male parole o che mi facessi pagare i danni o che mi impedissi di tornare qui… »
Il suo sguardo si fece malinconico e iniziò a fissare lo scalino davanti ai suoi piedi. Era palese che quel pensiero la facesse soffrire molto.
« Per te è così importante venire qui a fare foto? »
Chiese lui mostrandosi comprensivo e osservando lo stesso scalino davanti ai loro piedi.
« Non tanto il fatto delle foto, beh, mi piace farle, ma verrei qui anche se non potessi farle per qualche motivo. Non lo so il perché, questo posto mi fa stare bene, sono strana lo so e per tutti quelli che mi conoscono non ho tutte le rotelle al posto giusto… e sto iniziando a pensare che abbiano ragione loro »
Cercò di abbozzare un sorriso nel dire questa frase, ma invece gli occhi le si fecero umidi e faticò non poco per trattenere quella lacrima che voleva lasciarsi andare giù per il suo viso. Non le piaceva mostrarsi così vulnerabile, così emotiva e anzi, a dirla tutta non sopportava proprio quel lato delicato e sensibile del suo carattere.
« Non sei affatto pazza, io lo so e un giorno sarà evidente anche a te. Strana forse… uhm… ma chi dice che sia una cosa negativa? Chi dice che strani non siano gli altri? Cosa significa esattamente essere strani? »
Con uno scatto, degno del suo fisico imponente, si alzò in piedi e fece il gesto di andarsene. Anche la ragazza si alzò più in fretta che poteva, al pensiero che lo strano giardiniere se ne stesse andando si fece piccola e triste e soprattutto confusa. Lui la osservò con dolcezza e proseguì dicendo:
« Se in questo posto ti senti protetta, è giusto che tu ci possa venire quando vuoi. Se qua credi di poter trovare quello che cerchi, è giusto che nessuno ti ostacoli. Quello che pensano gli altri non deve influenzarti… conta solo quello che pensi tu e quello che pensano loro »
La ragazza fece tre passi avanti per avvicinarsi all’uomo e guardarlo dritto in quegli occhi che già adorava, mentre gli chiedeva:
« Loro chi? »
Per poi aggiungere con un filo di voce, come per paura che qualcuno potesse sentirla:
« Loro… gli angeli? »
Lui annuì con sicurezza, senza aver timore di essere scambiato per un pazzo e quella sicurezza pervase anche lei, ma rimaneva un ultimo piccolo dubbio:
« E tu? Beh, insomma, non ti do fastidio? Per il tuo lavoro… cioè… »
« Io la penso sempre come loro. Puoi venire qui quando vuoi e stare quanto vuoi e se hai bisogno di me… io sono qua »
Quelle semplici parole fecero emozionare la ragazza, gli occhi cominciarono di nuovo ad inumidirsi, ma stavolta dalla grande felicità. Abbassò lo sguardo per cercare lo specchietto nella borsa e controllare il trucco, ma quando lo rialzò l’uomo non c’era più.
Anche stavolta non lo aveva sentito andare via, però per qualche assurda ragione lo sentiva più vicino di qualunque altra persona che conoscesse in quel momento e i suoi occhi finalmente sorrisero.

Mentre si incamminava verso l’uscita ripensava alle parole dell’uomo: cosa stava cercando realmente lei in quel posto? Le venne in mente la cartina che aveva scaricato da internet, la prese ed osservò lo strano segno che vi era raffigurato al centro. Si domandò cosa stesse ad indicare e si promise che avrebbe provato a chiedere informazioni allo strano giardiniere prima o poi, quando avrebbe avuto un po’ più confidenza.
Come lui aveva detto, in quel posto lei si sentiva protetta, ma protetta da cosa? O da chi? E cosa poteva fare lui per lei? Domande inutili a cui forse non avrebbe mai dato una risposta.

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